L'undicesima edizione 2019 del festival è dedicata a

MERCEDES SOSA "la cantora popular"

... per uno sguardo sull'America Latina

Perché dedicare un’edizione di “Donne In•canto” ad un’artista originaria di una terra così lontana? Perché il mondo è immenso ma non è, e non deve essere distante, basta pensare che da quella terra arriva l’attuale Pontefice.

 

Partendo da lei, la più grande di tutte le sudamericane, e dall’Argentina, nazione dove i discendenti dei nostri connazionali portano un cognome italiano, potremo spingerci ad esplorare un continente che è un universo straordinario nell’ambito musicale e letterario.

 

Non ultima la volontà di ricordare un’artista, nel decennale della sua scomparsa, esempio di grande umanità, e voce musicale di una grandezza tale da essere ormai considerata immortale.

(G.A.)

«El canto es una ceremonia de amor del artista para con el público»
(Mercedes Sosa)
Haydée Mercedes Sosa
(San Miguel de Tucumán, 9 luglio 1935Buenos Aires, 4 ottobre 2009)
Mercedes, che si autodefiniva cantora popolar, che i connazionali chiamavano la negra, come dire la ragazza in slang argentino, e che il mondo riconobbe come la voz de América, è stata l’essenza musicale più significativa della protesta contro le crudeli dittature militari in Argentina negli anni tra il 1967 e il 1982. A metà degli anni ’60, quando la dittatura non aveva ancora mostrato i suoi aspetti più brutali, la giovane Mercedes cantava già per gli oppressi. La cancion del derrumbe indio (1966), canzone di denuncia dei soprusi da parte dei bianchi sugl’indigeni, dà il via a quarant’anni di attività musicale impegnata socialmente. Quarant’anni di battaglie contro la tirannia. Un talento assoluto dotato però, oltre che di carisma, anche di carattere al punto da contrastare le dittature di ogni colore politico. Esule dal regime militare, si era rifugiata in Europa ed era e in prima linea nel portare all’attenzione mondiale il dramma dei desaparecidos. La sua coerenza, e la sua attenzione verso gli ultimi, furono tali al punto che lei, che era stata sì impegnata a sinistra, con un coraggio esemplare attaccò pubblicamente Fidel Castro quando nel 2003 seppe di tre giovani cubani giustiziati dal regime castrista: “Di fronte alle cose sbagliate bisogna prendere posizione. – disse - Penso di aver lottato molto a favore di Fidel, a Cuba e a Miami e in altre parti del mondo, ma ho capito che non si può accettare tutto, altrimenti finiamo in braccio ai dittatori. Dunque, il mio amore finisce qui; con il fatto che si sono ammazzati quei ragazzi che tentavano di scappare, che li si è assassinati. Molta gente scappa dell’isola perché vuole stare a Miami. E' il loro modo di pensare e io non posso condannare persone che vogliono scappare”.
Già dalla metà degli anni ’50 era entrata a far parte del Nuevo Cancionero, movimento che s'impegnava, da un lato, a recuperare il patrimonio folkloristico musicale argentino e, dall’altro, a diventare guida, attraverso testi impegnati, degli ultimi e degli oppressi nelle loro lotte per la giustizia e la libertà.
Il suo primo album fu  La Voz de La Zafra, nel 1959, ma è stata la sua performance al festival di folklore nazionale argentino a Cosquín nel 1965 che l’ha portata ad una crescente popolarità. Dopo che i militari presero il potere nel 1976, divenne oggetto di pressioni che culminarono con l'arresto pubblico di lei con la sua band, e gran parte di spettatori, in un concerto nel 1979. Andò in esilio, un periodo durante il quale ha cominciato a espandere il suo repertorio per includere altre forme di musica popolare; tornò in Argentina nel 1982. Ha vinto il Latin Grammy Awards per il miglior album popolare nel 2000 per Misa Criolla, nel 2003 per Acústico, nel 2006 per Corazón libre, e nel 2009 per Cantora Vol. 1: un album-tributo di duetti in cui Mercedes è affiancata dai principali artisti del Sudamerica tra cui Shakira, Julieta Venegas e Caetano Veloso.

Sapeva emozionare, far ballare, raccontare il dolore come la gioia viscerale del popolo latinoamericano con la sua voce intensa e profonda. Simbolo della sua terra e leggenda folk, Mercedes Sosa se n'è andata all'età di 74 anni, a Buenos Aires. Era la cantante dei diritti civili, "la dea della libertà", come l'ha definita Diego Armando Maradona.
Indimenticabile la sua interpretazione di Gracias a la vida, il brano che la cilena Violeta Parra scrisse prima di suicidarsi, o di Todo cambia, canzone del suo esilio.